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<article id="1" title="Democrazia, etimologia con beffa" date="2006" author="Paolo Lulli">
<cite>In principio era il Sostantivo (Gv I,1)
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Democrazia è un termine di moda, sicuramente; tutti lo impiegano, nessuno dichiarerebbe di non essere democratico; è necessario esserlo, tutti lo sono. Essere democratico è necessario per avere credibilità in pubblico, per essere riconosciuti nella società. Chiunque abbia a che vedere con il sociale, come requisito minimo deve essere democratico; o meglio: deve assolutamente dichiarare di esserlo. Un punto cruciale consiste proprio in questa dichiarazione. La civiltà moderna è afflitta da questo svuotamento o - per meglio dire - sviamento dei contenuti, per cui la dichiarazione di un valore vale come pleonasmo, e quindi assurge inevitabilmente alla sua negazione. Le manifestazioni pubbliche di beneficienza sui media per donare quattro soldi ad una ricerca ormai morente nascondono la realtà di uno Stato che dichiaratamente raccoglie denaro per quegli stessi scopi, ma che poi ne fa altro. L'elogio della pace coincide con la legittimazione del sopruso, la ``difesa'' nasconde l' offesa, ed il Ministero della Guerra ha cambiato nome da tempo, per una grottesca operazione di maquillage della società civile. Ma non sono particolarmente originale: ``War is Peace, Freedom is Slavery, Ignorance is Strenght'' è quanto vaticinava lo sconosciuto Eric Blair nel secolo scorso. Dal suo libro, a riprova del traviamento di senso, hanno ripreso il nome per un programma per guardoni. Viviamo in tempi bui, ma ci sentiamo Giusti ed imbattibili, giacchè siamo ricolmi della nostra vera Forza: l'Ignoranza. Siamo liberi di esprimere il nostro pensiero, ma dobbiamo pagare i diritti d'autore su quello che scriviamo, sulla musica che suoniamo, e se per errore quello che scriviamo è anche vero, e qualcuno più libero di noi si sentisse offeso da tale verità, potrebbe sentirsi tenuto a trascinarci in una causa che duri lunghi anni, distruggendo la nostra vita. Pertanto, una raccomandazione: mai scrivere di cose vere. Siamo figli di una società che è stata capace di espropriarci persino le grandi idee. Senza di queste, da principio ci sentiavamo molto più liberi, ma poi la noia ha prevalso, così hanno dovuto riprendere a rivendercele nei supermercati. Così l'Illuminismo perbene spopola nelle scuole, insieme ad un sacco di sovrani illuminati ed un poco appena più ombrosi, chè non si capisce perchè mai la storia sia piena di gente che si è fatta ammazzare per vedere scritti i propri diritti. Evidentemente, non avevano capito bene come funziona; noi di diritti per iscritto ne abbiamo fin troppi ( e anche il diritto a non conoscerli, evidentemente ), ma ci son rimasti le superstizioni, le guerre, i morti sul lavoro, l'ignoranza, un certo numero di padroni che decidono della nostra vita. Siamo ancora al centro dell'universo, nonostante ci sia chi plaude se un recente pontefice dopo cinque secoli ha riconosciuto che forse le noie recate a Galilei non sono state proprio una cosa carina. Di nuovo, non so che senso abbia chiedere scusa dopo cinque secoli, se di mezzo c'è stato anche un dogma di infallibilità; tra qualche secolo qualcuno dirà: ``ci siamo sbagliati, possiamo anche sbagliare.'' E non vorrei che ci fosse poi un Concilio per decidere i termini della smentita ulteriore... Il problema vero di oggi e di sempre è identificare chi sia nel dèmos e chi ne sia fuori. Se da questo escludiamo le donne, i bambini, chi viene da fuori, chi non ci piace, chi è arrivato troppo tardi, chi non si sente tanto bene e chi non ci porta abbastanza soldi, la democrazia diventa una gran bella cosa, per le tre persone rimaste. Almeno, in questo caso, saranno più facili da esportare. 

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