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<article id="1" title="L' impero romano ed i diritti civili" date="2006" author="Paolo Lulli">
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Tutti i nodi provengono dal pettine (detto popolare italiano)
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Ricorre nella cultura di molti popoli l'abitudine di codificare tutti quei valori che non sono ancora effettivamente acquisiti. D'altra parte la stessa economia si sviluppa come ricerca di un criterio per allocare qualcosa di cui vi è scarsità. Questo fuori dall'etimologia più autentica, che la vuole come ``amministrazione del patrimonio della casa.'' L'abbondanza di beni rende pigri, viziati. La scarsità aguzza l'ingegno, è nell' indole dell'essere umano, la tensione verso il cambiamento del proprio status. Scrivo cambiamento e non già miglioramento, in quanto è ancora da dimostrare che sia migliore una società in cui è necessario lavorare dieci ore al giorno per ``sopravvivere'' quando la conservazione dei cibi assicurerebbe di per sè la sopravvivenza per tutti. Tuttavia non siamo più in grado di vivere secondo la nostra natura, per cui quello della sopravvivenza non è affatto un paradosso. Ci sarebbe da domandarsi come mai si sia preso ad esempio di diritto una società che ha fatto dell'oppressione dei popoli uno stile di vita, dello sfruttamento del lavoro degli schiavi la regola, della guerra una virtù. Una società basata sulla forza militare, sulla prevaricazione, la difesa dei privilegi. E, peggiore della difesa dei privilegi, l'ammirazione per gli stessi. Il barbaro che avesse prestato servizio militare per Roma avrebbe potuto prendere la cittadinanza. Roma ha ucciso Archimede di Siracusa, Roma ha ucciso la cultura scientifica della Magna Grecia. Taluni procedimenti che Archimede conosceva ed impiegava con successo, la cultura di cui era imbevuto, sono andati perduti per quindici secoli. Nel terzo secolo prima della nascita di Gesù, Archimede era già in grado di applicare una tecnica, che denominiamo ``per esaustione'' e che coincide, nella pratica, con la sostanza di quanto viene insegnato nei moderni corsi di Analisi Matematica; quest'ultima viene fatta comunemente risalire a Leibniz o a Newton; per giunta si discetta sul primato di quest'ultimo, malgrado Leibniz avesse raggiunto le stesse conoscenze da qualche anno prima, ma le avesse tenute per sè, in quanto persona molto riservata. Per giunta, tra i contemporanei, Newton ha goduto di ampi riconoscimenti per la sua ottica; ma, fatte salve alcune invenzioni veramente innovative, come quella del telescopio riflettore, c'è da dire che la sua fondazione dell'ottica è fondamentalmente sbagliata, più che nella fenomenologia descritta, proprio nei ``principia'' della fisica sottostante. Inoltre il suo lavoro è fortemente impregnato di una mistica trascendente. Tutti aspetti che lo fanno apparire - sempre che il termine significhi qualcosa - meno ``moderno''. Sicuramente meno illuminista di una mente come quella di Archimede. Presumo che esista - e se non esiste poco male - una qualche scuola di pensiero sociale-antropologico che permetta di ricondurre la formazione culturale dell'individuo all'ambiente nel quale si è sviluppato; brevemente, immagino che si possa impostare una ricerca, procedendo puntualmente con argomentazioni scientifiche e documentate, per dimostrare che il ``Genio'' del romanticismo non esiste; in altre parole, se Archimede ha speso una vita a trovare teoremi di geometria differenziale e di calcolo infinitesimale, dovremmo prendere in seria considerazione due punti: 1) la sua formazione culturale prevedeva in nuce almeno alcuni elementi della sua originalità di pensiero. 2) è probabile che, tra i suoi contemporanei, c'era qualcuno in grado di recepire alcune idee tanto originali, pertanto la cultura di quel tempo (e di quella regione) era necessariamente più avanzata di quel che potremmo pensare al giorno d'oggi. Probabilmente, sforzarsi di dimostrare la prima delle due ipotesi potrebbe sembrare come un tentativo di sminuire la figura dell'illustre Siracusano; ma non è così. Eratostene di Cirene, contemporaneo di Archimede, con il quale pure egli ha avuto contatti, era in grado di calcolare il ragio terrestre, con un' approssimazione sorprendentemente buona. Inutile sottolineare che, se era in grado di calcolare il raggio della terra, era naturalmente a conoscenza del fatto che questa era sferica. Molti secoli di decadenza culturale ce ne ha fatto perdere la memoria. Vista l'attenzione della matematica greca ed ellenistica per lo studio delle coniche, sinceramente stupisce un po' che non sia da porre in relazione ad una profonda conoscenza dell'astronomia, non solo, come viene spesso descritta, da un punto di vista strettamente fenomenologico, bensì da una conoscenza chiara e profonda delle leggi alla base del moto dei pianeti e, più in generale, della natura, del Noùmeno, come direbbe Kant. Il discernimento di un autore come Apollonio di Perga, il suo chiaro intelletto, hanno fatto sì che, decine di secoli dopo, Leibniz commentasse: ``qui Archimedem et Apollonium intellegit, recentiorum summorum virorum inventa parcius mirabitur''. Per giunta, in età tardo-ellenistica, molto più tardi, farà la sua comparsa ad Alessandria d' Egitto un personagio come Erone, che sarà in grado di pensare, progettare e far costruire delle vere e proprie macchine a vapore. Diversamente non si possono definire la famosa ``eolipila'', o anche un complesso meccanismo in grado di aprire le porte di un tempio sfruttando la potenza meccanica del vapore. Per non parlare poi della ``macchina di Anticitera'', un vero e proprio calcolatore meccanico; probabilmente, il più antico di cui si abbia notizia, impiegato per effettuare complessi calcoli sul sorgere del sole, le fasi lunari, il moto dei pianeti allora noti. Questo lampo vivissimo di sapienza e splendore enciclopedico fu oscuato dall'avvento di Roma; l'organizzazione sociale di un Impero militarizzato, l'ingegneria mirata al mantenimento delle province, l'edificazione di acquedotti, di strade indistruttibili, hanno esaurito l'anelito al Sapere che era stato, e che forse mai più sarà. A Roma non interessava la Scientia, Roma voleva la Tecnologia, esattamente come noi oggi. Il risultato è stato che, nella furia venale, nell'ambizione di potere, non si sono curate quelle arti dalle quali la Tecnologia discende, perdendo inevitabilmente un patrimonio di conoscenze immani. Si pensi semplicemente che, per come è congegnato il sistema di numerazione decimale che utilizzavano i Romani, non è possibile neanche fare le somme in colonna, poichè non tutti gli interi tra uno e nove impiegano una sola cifra. Roma è stata grande, ha avuto la sua affermazione, è durata nel tempo e nella memoria, ma la sua è stata una vittoria della forza bruta sulla ragione, la sconfitta della Sofìa, prima dei suoi amici, i Filosofi. Anche gli amici della Sapienza, privati della stessa per censo o condizionamento culturale, vagano nelle ombre addizionando quantità astratte ed eterogenee, in un completo deragliamento che porrà le basi per i veri mostri del medio evo, intelletti assai fertili ma rimasti a digiuno per troppo tempo, costretti a discettare sull' essere o simili, con risultati invero poco originali. Ma, si sa, l'Ontoloogia non esiste. Il moderno diritto prende a prestito volentieri nozioni dal sistema giuridico dell'antica Roma, si utilizza come modello razionale delle istituzioni il modello raffinato di una civiltà incentrata sull'efficienza militare e la potenza, pur non vantando - per ironia della sorte - nè l'una, nè l'altra. 
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