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<article id="1" title="Cristianesimo Evangelico e Sociale" date="2006" author="Paolo Lulli">
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I dadi sono stati gettati (Caio Giulio Cesare)
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I primi cristiani sono dei sovversivi; i primi cristiani precedono la nascità di Gesù di Nazareth, attendono con ansia un Messia liberatore e spartachista che spezzi le catene dell'uomo e rigetti il giogo dell'odiata potenza di Roma. L'attesa è densa di fermento popolare, di risentimento verso gli invasori di tutte le epoche; il popolo è stanco, vessato dai tributi e dalle imposizioni dell'impero. L'arroganza del potere e la sua opulenta ostentazione crea il disgusto, la riprovazione, la voglia di farla finita, in un modo o in un altro, con un mondo nel quale gli umili, i poveri, gli ammalati, non hanno diritti riconosciuti, ma solo gravami di ogni genere. Doveri imposti dal mantenimento di strutture piramidali estranee persino a quella che si riconosce come la propria terra. In molti cercheranno di presentarsi al popolo come il Messia, è storicamente documentato. Molti seguiranno destini diversi, spesso tragici; nessuno si ricorda più di loro. Molti affronteranno o cercheranno di affrontare il nemico con la forza; e l'esito inevitabile sarà sempre il medesimo: la sconfitta. Non è possibile affrontare Roma a viso aperto, la sua supremazia militare permea le strutture civili dell'intero Mediterraneo, è forte l'incentivo per i delatori e per ogni sorta di collaborazionisti, Roma è invincibile. In questo contesto, un Messia con la spada non ha avvenire, non può portare al trionfo, non se dinanzi a forze più grandi è costretto alla fuga. Per innalzare gli umili ci vuole qualcuno che abbia un carisma differente. Ci vuole qualcuno che, innanzi tutto, abbia la simpatia degli umili; e per avere la simpatia degli uomini di strada non può che presentare dei tratti di spiccata umanità, di tolleranza per il diverso, di rispetto per gli altri, senza riguardo alcuno per il censo e senza compromessi o debiti di riconoscenza verso il potere economico. Il Gesù del Buon Annuncio non si preoccupa di parlare in pubblico con delle prostitute, nè le condanna mai per il loro mestiere. Non scansa i malati, anche di malattie gravi e contagiose, che la superstizione e l'ignoranza attribuiscono al Maligno, come sarà anche in tutta l'Europa durante i bui secoli del Medio Evo. Da bambino redarguisce i dottori del Sinedrio, non ha rispetto alcuno per le Scritture, pratica una morale non scritta e spesso in conflitto con queste. Ma il suo non è - nè può per forza di cose essere - un attacco frontale alle istituzioni. Egli è re di un regno che non è di questa terra. Questa l'affermazione in grado di scardinare ogni miope logica di potere, e di fronte alla quale si sbriciolano gli imperi per la loro incapacità di comprensione. Il potere non può combattere, in nessun luogo, qualcuno che non utilizzi lo stesso linguaggio limitato al gretto utilizzo del denaro e delle armi. Il potere non ha nessun interesse a capire l'uomo, ma solo ad utilizzarlo; questa è la sua debolezza. Qualsiasi cosa voglia dire dichiararsi sovrani di un regno non di questa terra, equivale comunque a sottrarsi moralmente alle imposizioni del tiranno, al quale forse non possiamo sfuggire, ma al quale stiamo dicendo ``non ti appartengo''. Il Gesù del Buon Annuncio non tiene in nessun conto i privilegi degli abbienti e le aristocrazie di potere, pratica la comunione dei beni. Tratto ancora più significativo, oltre al generico disprezzo per le scritture, e, salvo tracciare segni sulla sabbia, Gesù non scrive. La sua esortazione a testimoniare è con le opere, non commissiona mai trattati o formulari. Gesù non condanna mai la sessualità, nè, di fatto, esalta in alcun modo l'ideale ascetico. Il Cristianesimo a venire mantiene poco della predicazione originale del Gesù evangelico, ma presenta tratti che riconducono a fonti diverse. Il Kerìgma apostolico si trasfigura nella predicazione di Paolo e nelle astuzie teocratiche di Costantino imperatore. Paolo di Tarso presenta tutti i sintomi di una grave patologia di tipo isterico; gli avviene di cadere e di rimanere cieco per giorni, senza mangiare nè bere. E, contrariamente alla rappresentazione tradizionale, Paolo non cade da cavallo, ma cade mntre è in piedi. La sua predicazione è il sintomo più grave del suo malessere, la sua esaltazione della privazione, la demonizzazione del sesso e delle gioie terrene. La violenza delle sue parole è seconda solamente alle persecuzioni che aveva saputo porre in atto prima della ``conversione''. La cronologia delle trascrizioni e delle copie dei vangeli che ci sono giunti - e che la Chiesa riconosce come ``autentici'' è abbastanza varia, tuttavia tutte le varie versioni sembrano ricondurre in qualche modo ad originali o copie con le quali si era avuto a che fare nel terzo secolo. Un punto focale verso cui convergono tutte le varie versioni dei vangeli è quindi il terzo secolo. Un secolo in cui a Roma sarà presente una figura ingombrante: quella di Costantino Imperatore. Costantino è stato verognosamente abile nello sfruttamento delle credenze religiose a fini di potere, a tal punto da mantenersi equidistante dai pagani e dai cristiani, dispensando rivelazioni come la croce con la scritta ``in hoc signo vinces''. Ma l'attitudine più insultante per l'intelligenza è stata quella di fondere deliberatamente i diversi culti; per fondere il suo monoteismo, rivolto al dio Sole, con i culti cristiani, ha cominciato a finanziare la costruzione di edifici di culto, ha fatto coicidere i natali di Gesù con la ricorrenza del Sol Invictus e - cosa invero inconsueta per qualcuno che in vita è solito disporre dell'omicidio del figlio e della moglie - convocò il più importante concilio ecclesiastico dell'antichità: il concilio di Nicea. Da subito a caccia di eterodossie e miscredenti da emarginare ed impoverire. E, sempre agendo in senso teocratico, darà maggiori poteri civili ai vescovi, tanto che nei secoli a venire si crederà persino alla famigerata ``donazione di Costantino''. Insomma, come dal nulla, si afferma la presenza pervasiva di un clero che discetta con competenza di cosa bisogna credere e cosa no; e di qui migliorando, giù verso gli orrori del medio evo, la notte buia della cultura e di ogni fantasma di libertà. Se si chiede ad un uomo di chiesa dove sia scritto nella Bibbia che debba esistere una qualche forma di clero o di gerarchia ecclesiastica, la risposta sarà che questo avviene a Pentecoste, quando Gesù si trasfigura ed esorta i discepoli a portare avanti la predicazione. Il passo è in realtà abbastanza oscuro, e sembra decisamente troppo poco per motivare secoli di storia a venire; Si menziona per giunta che un apostolo era stato nominato ``pietra''. E' stato preso in parola, al culto sono state edificate costruzioni e luoghi sacri, perdendo di vista il nucleo centrale del messaggio con sedicente miope distrazione. Il messaggio è morto, è stato stravolto, il Natale è una fiera dei commercianti, e gli Imperatori continuano a regnare, più forti di prima, con il sostegno delle masse benedicenti. La Riforma protestante cercherà di porre rimedio, nella sua prima fase, alle distorsioni del messaggio introdotte a scopi teocratici; ma l'evoluzione della Riforma stessa porterà a fondare una nuova chiesa, accentratrice ed autoritaria come la prima. Con la cristianizzazione dell'Impero Romano si ha una gerarchizzazione della chiesa e della società in quanto teocrazia. Con la cristianizzazione della società si ha, di fatto, la scristianizzazione del cristianesimo; un cristianesimo che, svuotato del tutto dei contenuti progressivi del messaggio originario, e, in definitiva, un Cristianesimo non cristiano. 


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