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<article id="1" title="Ruolo del clero nella cultura in Italia ed in Europa" date="Sab  7 Apr 2007 16:35:12 CEST" author="Paolo Lulli">
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Carnera, chi era costui ?  (Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere)
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Fuor da qualsiasi equivoco dell'autistico francese che amava ripetere che ``Mens agitat molem'', la storia
si dipana nei libri come nella realtà senza troppi spiriti interattivi.
Ed in questo meccanico ripetersi di vicende, malgrado  si sia storicamente con un certa efficacia cercato di nasconderlo,
la cultura è capace di modificare il corso della storia. La cultura è figlia sì dei rapporti economici che giacciono
al fondo della dialettica verticale e convettiva tra gli strati sociali, ma esistono ben dei popoli ricchissimi che educano i loro 
rampolli per diventare degli stolti. Si incrina così la necessaria corrispondenza tra potere economico e Conoscenza.
Difficilmente il più debole potrà avere accesso al sapere, ma l'accesso non ne determina  il pieno possesso di per se.

Grazie a questo paradosso l'essere umano ha potuto vergare le pagine più nere della sua storia, riempiendo le cronache con le
lacrime degli innocenti, il sangue sacrificale degli schiavi. Grazie al 
potere della privazione il sapiente ha potuto e costantemente voluto impedire che vi fosse qualcuno con le
medesime conoscenze e che non avesse i medesimi scopi dichiarati di predominio sulle masse.

Poemi come quelli del Grande Inquisitore non sono mai stati scritti, e chi è in grado di dire quello che
riporta il Grande Inquisitore finsce per scrivere libri noiosi e ripetitivi. Talvolta persino scontati, e
proprio a causa di questa totale assenza della dimensione magica. 

Dispiace soprattutto che molti lo citino, ma pochi lo conoscono, il Grande Inquisitore. Questi vive nelle 
pagine di un poema che Ivan, personaggio perdente di un romanzo di Dostoevskij, vagheggia di mettere per 
iscritto, prima o poi. Ivan non lo farà, mentre il Dostoevskij autore de ``I Fratelli Karamazov'' incidentalmente
e quasi suo malgrado, finisce per lasciarne traccia. Un poema prefigurato da un personaggio sconfitto
di un romanzo ed abbandonato in un angolo, orfano e sbattezzato. Rinnegati più volte, l'opera e l'autore supposto,
la prima da quest'ultimo e quest'ultima dall'autore reale. Il primo esempio di rinnegazione ricorsiva, raro 
esempio di meontologia letteraria (sì, adoro questo termine ed il suo non-significato eretto a totem della negazione).
Il primo esempio di negazione auto-inclusiva che riconduce il suo supremo atto di Noluntas in una catena
eziologico-causale che risale sino al Paradosso Totale di un dio che non crede in se stesso.
Malgrado la Fede rappresenti la Salvezza, malgrado gli effetti estremi della conoscenza di Ivan su
uomini dall' agire meno raffinato e dalle abitudini appena meno salutari. Malgrado sia Aleksei ad aver
ragione, malgrado la cultura vincente sia Terza ed inclusa, l' Inquisitore ha tracimato dalla pagina e si
è guadagnato con prepotenza la sua esistenza reale, la piena cittadinanza in un mondo accidentale e privo 
di qualsiasi fondato concetto di contemporaneità.

Ma in questo delirio kafkiano di sapienti che intendono celare il sapere al volgo, vengono tuttavia in mente
gli amanuensi ritratti ne ``Il nome della Rosa'' intenti a ricopiare esemplari unici. Intenti a tradurre e 
conservare gelosamente le pagine più preziose del passato. Ed il passato era più prezioso delle idee,
ereditate dal ``tempo dei Giganti''. I famigerati Nephilim. Che cosa diamine fossero in realtà, non
lo sapevano allora, figuriamoci passando in un paio di versioni diverse. I Cristiani di oggi ignorano
gran parte delle stramberie del vecchio testamento, anche a causa di originali che si leggevano da destra a
sinistra. E del fatto che poco abbia a che vedere con i comandamenti che, in definitiva, fanno una bella
sanatoria di millenni di saggezza in cambio di una breve spunta per la Salvazione. 

Il Sapere è stato per secoli appannaggio dei monaci che conoscevano il Latino, ed onesti o meno che
fossero, tutto ciò che ci è stato tramandato dai romantici ``Good times of the old'', l'Età Aurea di
ogni melanconica civiltà che volge al termine senza comprenderne esattamente il perchè è transitato 
attraverso il sapiente setaccio di questi monaci. Il primato in Europa della Conoscenza è il loro, 
ogni verità scomoda che dovesse essere rimasta nascosta tra le pagine di una pergamena non poteva essere 
compresa dal volgo. I trattati scientifici si continueranno a scrivere in Latino, ed è ancora soprattutto 
un mistico l'autore dei ``Principia Philosophia Naturalis''. 


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