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<article id="1" title="5 Maggio: il romanzo storico e Manzoni" date="Thu Jun 21 23:25:25 CEST 2007" author="Paolo Lulli">
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Il primo che, avendo cintato un terreno, pensò di dire "questo è mio" e trovò delle persone abbastanza stupide da credergli fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie ed errori avrebbe risparmiato al genere umano chi, strappando i pioli o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: "Guardatevi dal dare ascolto a questo impostore! Se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno, siete perduti!"

Jean-Jacques Rousseau, 1755 nel suo "Discorso sull'origine e i fondamenti dell'ineguaglianza fra gli uomini"
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Siamo felici di correre scalzi sulla battigia. Stupendo lo sciabordio delle onde, e le serate all'aperto, stesi a parlare 
di cose irrilevanti come molti dei numerosi gesti che riempiono le nostre curiose vite. Curiose davvero; riserviamo per
noi, e solo per noi, miriadi di piccoli irrilevanti integralismi, punti sui quali non siamo disposti a cedere di un passo a 
nessuno. Ma che importa,  finchè da queste superstizioni e tarli della mente non si leva un sistema di valori, una
conservazione dello status quo, un esercito di astati o di scrivani vestiti a battaglia. Euclide è morto. Lunga vita ad Herman
Minkowskij. 

Bambini che imparano a memoria gli Elementi. Lo studio, un lento disimparare i pregiudizi di secoli. E la storia, minuta e 
dettagliata nei secoli lontani e bui, lacunosa e buia nel recente passato, limacciosa e travisata nel presente. La mistificazione
indottrina il futuro del mondo, insegnando a sopportare per l'alienazione di una qualsiasi arbitraria metafisica.

La tecnologia non migliora la vita delle persone, se serve ad accumulare capitali. La povertà non esiste in natura.
E' stata inventata per venderne la medicina.

In questo tempo senza consapevolezza si cerca una memoria che non c'è in autori di un passato da ricordare di cui questi 
non avevano consapevolezza.
Manzoni è padrone delle scuole, folle senza una macchina da scrivere che riscrive tre volte un romanzo per intero. 
Tiene banco con una storia che è una favoletta con gli dei pronti ad intervenire ed i protagonisti infatuati di una 
religione che viene da Oriente. Vive in un secolo in cui gli schiavi, protagonisti della scena, si spostano dalle
campagne alle città, e nondimeno parla di Provvidenza.

Queste sono le sue riflessioni più mature, mentre in gioventù, prima di sconfinare nel bigottismo più efferato, 
canta le lodi  di  un assassino che, in nome della rivoluzione (politica, e non sociale) ci cinge il capo di alloro e si eleva
al rango di divinità olimpica, come i sovrani più antichi di cui si conservi la memoria.

Questa viene scambiata per storia, raccontata da uno spettatore. Italiano ? E che cos'è l' Italia ? Solo per avere un
esercito con la bandiera come la squadra di calcio,  una legge che permette di speronare profughi e propugna che
esistono invasori buoni ed ospiti cattivi. Una penisola di latte e miele che per scacciare lo straniero si 
sottomette ad un sovrano nero ed intemperante. E' storia del penultimo, ma anche dell'ultimo secolo. 

Garibaldi muore triste, dopo essere stato storia. Ma Garibaldi sa scrivere, dopotutto. E di mondi ne ha vissuti. 
Ma nessuno mai legge "Clelia", e nessuna scuola saprà spiegare per davvero la differenza.

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